Il ponte Rethymno

Il ponte Rethymno, conosciuto anche con il nome di “ponte blu”, è una struttura mista di acciaio e cemento, oltre a uno strato bituminoso costituente il camminamento.

La struttura portante si compone di due tralicci metallici sostenuti da cavi di acciaio ancorati a fondazioni in calcestruzzo armato che ne assicurano la tenuta.

La sua realizzazione, avvenuta nel settembre 2003, ha migliorato notevolmente il collegamento tra la via Marconi – sede delle scuole, della Parrocchia, del campo di calcio “Negrini”, ecc., – con la frazione di Fiesso riducendo la distanza di oltre il 50% (per maggiore puntualità circa il 57%). In sostanza, se come punto di riferimento si assume il cancello d’ingresso della scuola media, la distanza da percorrere è di appena 250 mt rispetto ai circa 580 mt attraverso via Nasica.

Il vantaggio, non è solamente la distanza più breve – solo apparentemente poco apprezzabile – ma anche la riduzione dell’inquinamento dai gas di scarico delle automobili, specialmente durante il periodo scolastico, e un bell’invito all’uso delle biciclette (tra i fondamenti per la salvaguardia dell’ambiente).

Grazie al ponte blu, tanti genitori hanno potuto accompagnare i loro figli a scuola o allo stadio Negrini, lasciando l’auto parcheggiata dall’altra parte; oppure fare semplicemente una bella passeggiata o commissioni senza lo stress di cercare parcheggio, per esempio, davanti all’ufficio postale.

Ma il ponte ha rappresentato per tutti noi Cittadini anche un punto di incontro nelle belle giornate primaverili; di osservazione dello scorrere del fiume sotto i nostri piedi; durante la festa dell’uva, avendo a disposizione un circuito più ampio e più gestibile anche dal punto di vista commerciale.

Purtroppo, nel 2009 – dopo appena 6 anni dal “varo”- aveva già mostrato evidenti segni di lesioni. In particolare, un sopralluogo aveva evidenziato ristagni d’acqua nelle strutture metalliche e zone di ruggine così estese da renderne praticamente impossibile la riparazione (Fabio Selleri – 1 ottobre 2017 su M5S).

A questo punto ci si pone delle domande.

Se le lesioni erano già evidenti nel 2009, per quale motivo si è atteso il 2017 per procedere con la sua chiusura?

Per quale motivo non si è intervenuti più rapidamente?

Il fatto che il ponte avesse già manifestato lesioni anche gravi, col trascorrere del tempo si sono ulteriormente ampliate e amplificate al punto che ora è necessario un intervento più radicale, di conseguenza più costoso.

A più di un anno dalla sua chiusura, i lavori sono ancora ben lontani dalla conclusione malgrado siano stati aggiudicati a maggio scorso (Determinazione 209/2018 del 25/05/2018).

I lavori avranno un importo pari a € 164.884,52 di cui € 133.184,52 per lavori, e € 31.700,00 di oneri per la sicurezza (circa il 24% dell’importo di aggiudicazione; circa il 15% sull’importo a base d’asta pari a € 207.772,18).  E’ opportuno evidenziare che gli oneri per la sicurezza non sono soggetti a ribasso d’asta.

A noi viene ragionevolmente da pensare – trattandosi di soldi pubblici – che se si fosse intervenuti nel 2010 o nel 2011 forse avremmo speso meno, e non solo economicamente.

Ma un’altra domanda va posta necessariamente.

Date le evidenti lesioni già rilevate nel 2009, il Direttore dei Lavori che ha seguito la realizzazione dell’opera, è stato avvisato?

Quali le sue eventuali considerazioni nel merito?

In un articolo del 5/10/2017 pubblicato sul sito “edilportale” l’ANCE individua nell’articolo 1669 del Cod. Civ. il punto di partenza attraverso cui esaminare le responsabilità per rovina, vizi e gravi difetti che possono manifestarsi nei dieci anni successivi all’esecuzione dell’intervento edilizio o su alcune sue parti, e può riguardare l’impresa e coloro che abbiano collaborato nella costruzione, sia nella fase di progettazione o dei calcoli relativi alla statica dell’opera che in quella di direzione dell’esecuzione.

Occorre precisare che l’art. 2226 del Cod. Civ. prescrive un termine di 8 giorni dalla scoperta per la denuncia di difformità o vizi dell’opera da parte del committente. Oltre questo termine, decade il diritto del committente stesso a rivalersi sull’esecutore, fermo restando che l’azione di responsabilità si prescrive entro un anno dalla consegna delle opere.

Stante a questi due articoli di legge, potevano esserci ampi margini per poter prevenire i danni che hanno poi generato addirittura la chiusura del ponte, e molto probabilmente, vi erano altrettanto ampi margini per individuare responsabilità e, dunque, giusti e opportuni risarcimenti, invece di risolvere attraverso le tasche dei Cittadini e Contribuenti.

Nel medesimo articolo, si legge, testualmente, che “In generale, le pronunce della giurisprudenza sono unanimi nell’affermare che, per capire a chi imputare le maggiori responsabilità, bisogna individuare il soggetto con potere di direttiva e di controllo sull’altrui operato.”

Certo, la questione è complessa e delicata, ma indispensabile perché tutti noi Cittadini di Castenaso capiamo come – in questo particolare caso – siano stati utilizzati i nostri soldi.

Attendiamo fiduciosi che l’attuale amministrazione faccia chiarezza ai molti dubbi che tali considerazioni comportano, ribadendo che la gestione dei soldi pubblici deve essere più trasparente dell’acqua di fonte.

Per concludere, auspichiamo che:

  • i lavori vengano opportunamente diretti;
  • non vi siano motivi per procedere con varianti in corso d’opera che comporterebbero maggiori esborsi e tempi più lunghi;
  • l’impresa aggiudicataria svolga i lavori con la c.d. “diligenza del buon padre di famiglia” rispettosa dei tempi;
  • i materiali impiegati siano di qualità e certificati secondo norma.

Noi saremo vigili e invitiamo la cittadinanza a prestare attenzione durante le fasi delle varie lavorazioni, segnalando ogni eventuale presunta irregolarità.

(a cura di Carmelo Spataro)