Dove trovare i soldi per l’emergenza

Per affrontare l’emergenza virus e per rilanciare l’economia dopo la fine di questa fase, lo Stato avrà bisogno di risorse finanziarie straordinarie.

E sarà impossibile reperirle con gli stessi strumenti a cui siamo stati abituati e costretti dagli anni 80, cioè l’indebitamento e l’aumento della tassazione. Anzi, i redditi imponibili e le entrate fiscali di quest’anno saranno probabilmente ridotti a causa del blocco forzato della produzione e dei servizi.

Esistono altri metodi di cui, però, lo Stato italiano si è volontariamente privato dopo gli abusi degli anni 70: la stampa di moneta e le banche pubbliche. Tutti ricordiamo l’inflazione a due cifre e gli sprechi della Cassa per il Mezzogiorno. Consapevoli di queste distorsioni, abbiamo accettato passivamente che i nostri governanti degli scorsi decenni stipulassero con i partners europei accordi basati esclusivamente sul taglio delle spese e sull’austerità. E così abbiamo rinunciato a due strumenti finanziari che sono indispensabili, se usati correttamente, per la gestione di uno Stato. E’ come se, dopo avere provocato un incidente stradale, avessimo dato in consegna le chiavi dell’auto a qualcuno che invece di usarla per le nostre esigenze familiari la usi per le sue.

Non usciremo indenni da questa difficile fase senza riprenderci quelle chiavi.

La stampa di moneta non produce inflazione, se aumenta il PIL. Ad esempio sarebbe sbagliato stamparla per finanziare la Cassa integrazione, mentre sarebbe corretto usare questo metodo per programmi straordinari di riassetto del territorio e dei trasporti, di manutenzione e valorizzazione di musei e siti archeologici, di rinnovamento tecnologico di imprese, comunicazioni, sanità ed istruzione. Questo non comporta necessariamente l’uscita dall’euro: sono già stati messi a punto strumenti come i Certificati di credito fiscale ed il Sire che potrebbero aumentare la liquidità, senza bisogno di tornare alla lira. Si tratta solo di fare una scelta.

Quanto alle banche pubbliche, sappiamo benissimo quanto sia difficile nel nostro Paese tenerle lontane dal clientelismo politico e dagli sprechi. Ma non possiamo più pensare che la soluzione sia nelle mani di qualche burocrate europeo: negli ultimi 30 anni abbiamo assistito a sprechi e forme di clientelismo molto più raffinati e difficili da comprendere perché nascosti dietro complesse procedure finanziarie, ma non meno dannosi. L’uso corretto delle banche pubbliche deve andare di pari passo con la moralizzazione della politica e con una maggiore partecipazione dei cittadini. E’ difficile, richiederà un grande impegno da parte di tutti, ma non abbiamo scelta.

Il primo passo in questa direzione deve essere il rifiuto da parte del Ministro Gualtieri di sottoscrivere la riforma del Meccanismo europeo di stabilità, nella riunione dell’Eurogruppo prevista per lunedì prossimo. Il MES non è qualcosa da riformare o migliorare: va accantonato. Rischia di creare le condizioni per un ulteriore indebitamento e per un vero e proprio commissariamento del Governo italiano. Il nostro compito è lavorare esattamente nella direzione opposta; la maggioranza che sostiene il Governo deve dare al Ministro un segnale molto chiaro in questo senso.

(PS ultimo aggiornamento: ci risulta che nell’ordine del giorno dell’Eurogruppo del 16/3 il tema del MES sia stato spostato alle varie ed eventuali, quindi dovrebbe essere discusso ma non votato. Bene, ma il problema è solo rimandato: teniamo alta l’attenzione nei prossimi mesi).