Castenaso verso l’Unione, Italia verso il Partito Unico

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Risparmi inesistenti, costi aggiuntivi, minore controllo da parte dei cittadini. Queste le ragioni che ci hanno portato ad opporci in Consiglio all’ingresso di Castenaso nell’Unione Terre di pianura, previsto per il 2016, e ad uscire dall’aula al momento del voto per dissociarci da una decisione sbagliata.

Entrare nell’Unione (con i Comuni di Baricella, Budrio, Granarolo, Malalbergo e Minerbio) comporta la gestione condivisa di alcuni uffici comunali, in particolare Personale, Servizi informativi, Suap e Protezione civile. Questi servizi pertanto non saranno più gestiti in autonomia da Castenaso.

Potrebbe sembrare un argomento che riguarda solo i dipendenti comunali, ma non è così.

La Giunta lo definisce un “passo obbligato”, indispensabile per ottenere le tanto decantate economie di scala che dovrebbero permettere di  ridurre il personale degli uffici. E l’intenzione dichiarata è quella di procedere ad una futura fusione di Castenaso, Budrio e Granarolo in un unico Comune, sempre per ottenere economie di scala (la motivazione è “se i Comuni separati hanno tot dipendenti ciascuno per fare le paghe, riunendosi possono fare lo stesso lavoro con meno dipendenti e meno costi per il software”).

Però nessun serio piano organizzativo – finanziario è stato preparato per dimostrare queste previsioni; lo slogan delle economie di scala non è stato suffragato da nessuno studio sulle mansioni del personale, sull’organizzazione del lavoro attuale e futura. Siamo sicuri che i servizi comunali saranno ugualmente efficienti? Che non ci sarà nessun disagio per i cittadini? Un’azienda privata con un fatturato di 16 milioni annui che preveda di “esternalizzare” i propri uffici amministrativi ed abbia intenzione di fondersi con altre due aziende farebbe studi estremamente analitici prima di fare un passo del genere.

A Castenaso nulla di questo è stato fatto. Gli unici dati che siamo riusciti ad ottenere dalla Giunta sono questi:

  • entrando nell’Unione, nell’immediato i costi per il nostro Comune aumenteranno;
  • i risparmi si otterranno successivamente tramite riduzione di alcune licenze software (alcune migliaia di euro) e tramite il blocco dell’avvicendamento dei dipendenti che vanno in pensione. I dipendenti che nel 2016 verranno trasferiti all’Unione sono relativamente giovani, potrebbero andare in pensione fra decenni. Nel frattempo la situazione di Castenaso potrebbe cambiare per via della fusione, quindi probabilmente non vedremo mai i risparmi promessi.

L’argomento delle economie di scala potrebbe essere facilmente ribaltato nel suo esatto contrario: un Comune di grandi dimensioni, o una Unione di Comuni, potrebbero trovarsi a spendere di più. Tutti sanno che aumentando la quantità di beni e servizi richiesti è possibile spuntare un prezzo migliore presso il fornitore. Ma perché questo avvenga è necessario che i fornitori operino in un regime di reale concorrenza, e non di mercato protetto; ad esempio, se i singoli Comuni potessero scegliere liberamente il gestore dei rifiuti (una delle principali voci di spesa del Comune) qualche Sindaco potrebbe abbandonare l’incenerimento per scegliere un “porta a porta” molto spinto. Questo potrebbe essere fatto affidando il servizio ad aziende specializzate medio-piccole e portare grandi vantaggi al bilancio comunale. Invece l’obbligo di adeguarsi alle scelte degli altri Comuni spinge tutti inesorabilmente verso il “gestore unico” Hera che impone la propria tecnica preferenziale (l’incenerimento) e le proprie tariffe, trovandosi in una situazione di semi-monopolio.

Questo fa male ai nostri bilanci, non le dimensioni del Comune. La Giunta ci dice che le fusioni sono necessarie perché l’Italia ha Comuni troppo piccoli. Questo è falso. L’Italia ha in media 7.500 abitanti per Comune, contro i 1.805 della Francia, i 6.800 della Germania, i 3.400 dell’Austria ed i 5.800 della Spagna. Fondere Comuni ha senso solo se il numero degli abitanti è sotto i 5.000, ma Castenaso è molto al di sopra di questa soglia e non ha nessun bisogno di modificare la propria identità.

Allora perché tanta fretta da parte del PD nell’unire e fondere i nostri Comuni?

Il piano di riforme istituzionali portato avanti dal PD è molto chiaro:

  • riforma del Senato, che non sarà più eletto dai cittadini;
  • trasformazione delle grandi Province in Città metropolitane, che non vengono più elette dai cittadini;
  • affidamento da parte della Regione Emilia – Romagna di tutte le proprie funzioni ad apposite Agenzie (per il lavoro, l’ambiente, i trasporti…) con dirigenti e consigli di amministrazione non eletti dai cittadini;
  • Unione e fusione di Comuni in Enti di grandi dimensioni, col pretesto delle “economie di scala”, ma con un intento molto preciso: soffocare le autonomie locali, ostacolare il controllo dei cittadini sull’operato dei propri eletti, ridurre il peso delle opposizioni nei consigli, rendere più improbabile che altri partiti (il Movimento 5 stelle?) vincano le elezioni in qualche Comune e dimostrino a tutti di saper fare meglio.

Vogliono trasformare tutte le istituzioni del nostro Paese in enti elettivi di “secondo livello”, non eletti dai cittadini ma dai politici. E sappiamo bene cosa succede ai bilanci quando i politici possono lavorare indisturbati.

Non stanno tagliando le spese, ma la democrazia.