Fusione di Comuni: qual è il vero scopo?

Nell’incontro pubblico di martedì sera il Sindaco Sermenghi ha esposto quello che sarà il suo programma nei prossimi anni: presupponendo che le risorse economiche diventino in futuro sempre più scarse ed insufficienti a garantire il livello dei servizi, si sceglie la linea di razionalizzare gli Enti locali e procedere a fusioni di Comuni. In particolare ha auspicato la fusione di Castenaso, Budrio e Granarolo entro il 2019.
Signor Sindaco, vogliamo ricordarle che esperimenti simili sono già stati tentati in passato, ed esattamente con le stesse motivazioni:

“Art. 30 – I Comuni con popolazione inferiore ai 2.000 abitanti, che manchino di mezzi per provvedere adeguatamente ai pubblici servizi, possono, quando le condizioni topografiche lo consentano, essere riuniti fra loro o aggregati ad altro Comune.
Può inoltre essere disposta la riunione di due o più Comuni, qualunque sia la loro popolazione (…omissis…)
Art. 31 – I Comuni, il cui territorio risulti insufficiente in rapporto all’impianto, all’incremento o al miglioramento dei servizi pubblici, all’espansione degli abitati o alle esigenze dello sviluppo economico, possono ottenere l’ampliamento della loro circoscrizione.”

Si tratta del Testo Unico delle Leggi Comunali e Provinciali approvato nel 1934 con R.D. n.383, una delle “leggi fascistissime” volute da Mussolini per accentrare il potere nelle mani del Partito. I presunti risparmi derivanti dalle maggiori dimensioni dei Comuni sono stati solo il pretesto per soffocare le autonomie locali.
Lungi da noi pensare che la sua formazione culturale ed il suo percorso politico rivelino la benché minima traccia di simpatia per ideologie del passato. Ma vogliamo sollecitare lei e la maggioranza che la sostiene a riflettere a fondo su questo punto: non bisogna farsi suggestionare da certe facili soluzioni che, come abbiamo avuto modo di constatare amaramente, possono portare ad intraprendere un percorso molto diverso da quello desiderato. Un potere eccessivamente centralizzato rischia di essere deleterio sia per la democrazia che per i bilanci.

Nella foto: Mussolini col primo podestà di Bologna, Arpinati.

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