Fusione, i dubbi aumentano

La SPISA ha presentato una prima sintesi della bozza del progetto di fusione fra Castenaso e Granarolo.

Pubblichiamo l’intervento del nostro consigliere Selleri al Consiglio comunale del 6/7/2017:

Come già detto più volte, stiamo partecipando ai lavori della Commissione di studio sulla fusione senza preconcetti e senza sottostare a logiche di schieramento. Stiamo ascoltando, leggendo e verificando i dati che ci vengono forniti con atteggiamento neutrale ed obiettivo, in quanto siamo sinceramente curiosi di capire quale sia veramente l’interesse dei cittadini.

Per questo motivo le riserve che esprimiamo oggi sulla prima bozza di studio, che ci è stata presentata pochi giorni fa, non nascono dall’esigenza di essere comunque e sempre “contro”.

La presentazione di questa bozza ci offre la possibilità di ricordare come è nato questo progetto. Nel 2015 il Sindaco Sermenghi proponeva la fusione come soluzione al problema dei Comuni che non hanno i “soldi in cassa per fare quello che è necessario”, per “pensare in grande” e “ragionare in una vera prospettiva di economie di scala” . Sul periodico di questo Consiglio comunale, il Castrum Nasicae, l’assessore Pinardi ha sostenuto che “le fusioni con altri Comuni sono occasioni straordinarie da cogliere…Nel caso specifico di Castenaso, aggregandosi con il Comune di Granarolo, si potrebbe risparmiare sui servizi e sui costi amministrativi”; tutto questo prima ancora che la commissione di studio iniziasse i propri lavori. Evidentemente la giunta ha accesso ad informazioni che per noi consiglieri non sono disponibili…

Il concetto di “economie di scala”, cioè l’intento di ottenere risparmi aumentando le dimensioni del Comune, è stato il punto sul quale più si è battuto per motivare il progetto di fusione.

O almeno lo è stato fino a poche settimane fa.

In occasione delle prime due sedute della Commissione ho fornito abbondanti dati statistici che smentivano questo concetto, dimostrando come i costi pro capite per un Comune di 27.000 abitanti siano mediamente più alti rispetto alle nostre condizioni attuali. Da allora non ho più sentito proporre il tema delle economie di scala, non so se a causa del mio intervento o forse perché le analisi che nel frattempo la Spisa stava elaborando cominciavano a sconsigliare di portare avanti questo argomento. Sta di fatto che la bozza presentata in Commissione ci parla di un risparmio previsto pari a 100-150.000 euro annui per ogni Comune. Circa lo 0,6% delle spese. E’ come se due artigiani che fatturano 50.000 euro annui ciascuno si unissero in società per risparmiare 300 euro all’anno. Vale la pena?

A fronte di questo la Spisa non ci ha fornito la previsione di quelli che sarebbero invece i costi di transizione, quello che i due Comuni dovrebbero spendere per realizzare il processo; questo aspetto è stato rinviato alle future scelte delle Amministrazioni, e rimane quindi una totale incognita.

Credo che tutto questo confermi abbondantemente le osservazioni che ho fatto in Commissione: non aspettiamoci dalla fusione risparmi che non arriverebbero.

Dalla seduta di Commissione del 15 giugno in poi l’attenzione si è spostata dai risparmi alla gestione del personale. La Spisa ed il Vicesindaco di Granarolo hanno sostenuto che la fusione potrebbe liberare i Comuni dai ristretti vincoli di turn over del personale; senza fusione abbiamo la possibilità di reintegrare solo un dipendente ogni 4 pensionati, invece con la fusione saremmo esentati da questo limite ed avremmo quindi la possibilità di mantenere un organico adeguato. Argomento interessante, peccato che le cose non stiano così.

Ho contestato questo dato, precisando che la normativa prevede dal 2019 un tetto del 90% di turn over, non del 25%. Ho dovuto insistere su questo punto anche nella Commissione di lunedi scorso, nonostante lo studio della normativa non rientri specificamente nei miei compiti di consigliere, ed alla fine la Spisa ha confermato le mie osservazioni. Quindi dobbiamo cancellare questa idea del 25%, della reintegrazione di un dipendente ogni 4. Dal 2019, anche senza entrare in fusione, potremo reintegrare fino al 90% dei dipendenti in uscita; con la fusione il 100%. La differenza non mi sembra molto significativa. Anche in questo caso: vale la pena?

Ora credo di poter dire che i primi due argomenti “forti” che sono stati portati finora a sostegno del progetto si siano dimostrati molto meno forti del previsto, se non proprio inconsistenti.

Continueremo a partecipare ai lavori di Commissione, anche se il nostro scetticismo iniziale è ovviamente aumentato. Credo che ora sarà necessario concentrare la nostra attenzione sull’ultimo aspetto che potrebbe indurre un Comune come il nostro a valutare una fusione: il miglioramento dei servizi. Con un Comune più grande avremo dipendenti più specializzati o avremo piuttosto un solo Suap su 5 Comuni come succede a Valsamoggia? Avremo una raccolta differenziata di qualità migliore o avremo lo stesso servizio con costi aumentati del 27% come a Valsamoggia?

Oggi abbiamo a disposizione solo una sintesi dello studio, aspettiamo la versione completa per poterci esprimere.