Governare col PD

Se le trattative in corso arriveranno ad una conclusione, il M5S si troverà ad affrontare l’impresa più difficile mai tentata: governare insieme al Partito Democratico.

Il Movimento 5 stelle è nato con l’obiettivo di cambiare il modo di fare politica nel nostro Paese, rendendo la carriera dei politici più breve e meno lucrosa, allontanando dalla candidatura gli indagati ed i pregiudicati, cercando di privilegiare gli interessi collettivi rispetto a quelli lobbistici; in sostanza, riavvicinando la figura del politico a quella del cittadino.

Il Partito Democratico rappresenta l’esatto contrario di tutto questo. Carriere che partono dall’associazionismo giovanile, passando per incarichi politici a livello nazionale e/o locale con gli inevitabili periodi di “parcheggio” nelle aziende partecipate; filtri scarsissimi sulle candidature; stretti rapporti di simbiosi col mondo delle multiutility e dei sindacati. Quella che l’ex segretario Bersani ha correttamente definito “la ditta” è uno dei rari esempi di attività economica che non conosce crisi. E questo non può non avere conseguenze sulla trasparenza e sulla correttezza di chi lavora nel partito, spinto ad anteporre i propri interessi a quelli degli elettori che rappresenta. In Emilia-Romagna conosciamo bene l’arroganza di chi, dopo decenni di permanenza ai posti di comando, considera la Pubblica Amministrazione una cosa di proprietà, vantando una superiorità di competenze spesso inesistente.

E allora perché ci troviamo a questo punto? La risposta è molto semplice.

In 10 anni abbiamo focalizzato quelli che sono i nostri obiettivi in materia sociale, ambientale, economica, ma raramente ci siamo chiesti “come faremo ad ottenere questi risultati? di quale governo faremo parte?”.

Oggi ci troviamo a dover dare una risposta a questa domanda, scegliendo fra due alternative. Pretendere una legge elettorale fortemente maggioritaria (in contrasto con quella proporzionale che avevamo proposto nel 2016…!), che ci permetta in caso di vittoria di governare indisturbati per cinque anni, ma accettando il rischio che sia qualcun altro ad approfittarne; il tutto sotto la lente della Corte Costituzionale che, come sappiamo, non accetta premi di maggioranza troppo elevati. Con la legge attuale dovremmo raggiungere percentuali vicine al 40%: impossibile, contro un sistema mediatico ostile. Oppure dobbiamo scendere a patti con gli altri partiti, portando avanti un’azione di governo condiviso che, come abbiamo visto nei 14 mesi del primo governo Conte, può anche portare risultati positivi. Impresa delicatissima, che ci pone seri problemi di identità.

In mancanza di tutto questo, il nostro ruolo sarà definitivamente quello di un’opposizione brontolona ed inconcludente, incontaminata ma incapace di perseguire il nostro obiettivo fondamentale: dimostrare che si può governare restando onesti.

Se il nuovo contratto di governo verrà concluso, avrà una valenza esclusivamente nazionale e solo per i punti stabiliti. Non diventeremo “come il PD”, così come non siamo diventati “come la Lega”. Per quanto ci riguarda non ci sarà nessuna conseguenza a livello comunale e regionale: il PD resterà il partito che sta demolendo le autonomie locali, che sta riducendo i servizi pubblici a favore di quelli privati, che sta cementificando e consumando suolo a ritmi impressionanti, che era troppo impegnato per capire che la criminalità organizzata si sta infiltrando in Emilia e che a Bibbiano (ma non solo) si stavano consumando gli orrori che conosciamo. E ci comporteremo di conseguenza, contratto o meno.