Il Paese è di tutti

BANDIERA

Ma allora l’Italia c’è ancora!
Domenica 4 dicembre gli italiani si sono recati alle urne ed hanno detto “no” alla riforma, un “no” che ha il significato di un “si” alla nostra Costituzione ed ai valori che rappresenta. Ma soprattutto gli elettori hanno sentito il desiderio di partecipare con un’affluenza che non vedevamo più da decenni e di respingere fermamente uno dei più gravi attacchi della nostra storia al principio di separazione dei poteri, principio che sta alla base delle democrazie moderne.
I poteri di Parlamento, Governo e Magistratura devono necessariamente essere divisi per impedire derive autoritarie. E questa riforma, se approvata, avrebbe spinto il nostro Paese nella direzione opposta. Gli intenti annunciati di “fare qualcosa”, di “cambiare” per compiere “un piccolo passo avanti” si sono rivelati nient’altro che slogan ben studiati per coprire la vera intenzione di Renzi: riunire il potere legislativo ed esecutivo nelle mani di un Governo centrale saldamente controllato da un solo partito, col pretesto della “governabilità”. E sappiamo bene chi gli aveva chiesto tutto ciò: banche straniere interessate all’aumento dei propri utili, non certo al risanamento dei nostri bilanci.
Ma gli italiani hanno intuito l’inganno ed hanno reagito con un senso civico ed una consapevolezza inimmaginabili in questi tempi di disincanto politico.
Ora che abbiamo salvato la nostra Costituzione, cosa dobbiamo farne? Prima di tutto usarla per superare le divisioni nate in questi mesi di campagna referendaria. Occorre prima di tutto dire agli elettori del “si” che il loro desiderio di cambiamento non deve essere deluso, anche perché è il nostro stesso desiderio. Nessuno più di noi vuole tagliare i costi della politica, combattere la corruzione, rilanciare l’economia per diffondere il benessere sociale. E nessuno più di noi è consapevole che questo non può essere realizzato con le vecchie tattiche politiche.
Il risultato referendario ha importanti riflessi anche sulla politica degli enti locali. Gli elettori hanno respinto l’idea che uno Stato ipercentralizzato sia necessariamente più efficiente. E’ necessario quindi rimettere in discussione l’ideologia che sta alla base della riforma Del Rio: negli ultimi anni abbiamo assistito ad un progressivo svuotamento delle competenze dei Comuni, alla creazione di enti come Unioni e Città metropolitane non eletti dai cittadini, a fusioni di Comuni che ne aumentano le dimensioni in modo abnorme. Questo in alcuni casi è inutile, spesso è dannoso. E’ arrivato il momento di accantonare certe semplificazioni ideologiche e di amministrare i territori nell’interesse dei cittadini, non dei partiti.