Riflessioni sul voto regionale

 

Cominciamo col dire cosa non è successo: il Movimento 5 stelle non è crollato nè tantomeno è finito, anche se a qualcuno piacerebbe. A livello locale, dove l’effetto coalizione tende spesso ad essere più forte, rileviamo come altre volte risultati insoddisfacenti. Questo significa che è già capitato, ma non che vada bene così.

Il M5S è in crisi? Probabilmente sì, se consideriamo la parola nel suo significato letterale: separazione, crinale. Passaggio da una fase ad un’altra.

Dopo dieci anni dai primi Vaffa day siamo il primo partito italiano e ci troviamo in una scomodissima posizione di Governo, con i media che riescono abilmente ad indirizzarci contro sia le contestazioni antigovernative sia il disprezzo snob di chi ci etichetta ancora come “antipolitici” o “inesperti”. Il che è come lamentarsi contemporaneamente del caldo e del freddo; ma purtroppo la propaganda sta facendo il suo effetto.

Siamo un movimento pragmatico, dagli obiettivi pratici: non ci accontentiamo di enunciare dei principi, ci proponiamo di governare il Paese meglio di quanto sia stato fatto finora. Quindi non possiamo ignorare le difficoltà che a volte incontriamo nel radicamento sul territorio, dobbiamo affrontarle.

Abbiamo raggiunto una tappa nel nostro percorso ed ora occorre valutare attentamente i prossimi passi. E’un lavoro da fare con molta freddezza, coi nostri tempi ed ignorando le pressioni di chi vorrebbe provocare contrasti o divisioni interne.

Nei prossimi giorni si aprirà un dibattito su eventuali riforme al nostro codice etico. Il confronto dovrà svolgersi in modo sereno e costruttivo.

Sappiamo bene che l’esperienza concreta di governo può costituire una tempesta che mette a dura prova le regole che ci siamo dati. Proprio per questo le regole devono essere pensate in anticipo per resistere alla burrasca, per ridurre al minimo gli “adattamenti” in corso d’opera, che rischiano di farci perdere di credibilità.

Questo è il mio piccolo contributo, se a qualcuno può interessare:

  • La regola dei due mandati è una caratteristica fondante del Movimento e non va abbandonata. L’attività politica, se troppo lunga, cambia la personalità e le intenzioni, per questo vogliamo vederla come una specie di “servizio civile” a termine. Però sarebbe sensato prevedere le deroghe necessarie in caso di fine anticipata della legislatura. Qualcosa come “due mandati o almeno dieci anni”. Ed è necessario che gli eletti che hanno compiuto il loro ciclo continuino poi la loro attività come formatori delle nuove leve.
  • Le liste civiche in natura non esistono, o sono rarissime. Quelle che vengono spacciate per tali nelle elezioni amministrative di solito non sono altro che partiti che si vergognano del proprio simbolo. Quindi il via libera incondizionato alle coalizioni sarebbe deleterio ed ingestibile. Si potrebbe pensare, sia a livello locale che nazionale, a coalizioni con partiti che adottino un codice etico simile al nostro: due mandati, niente indagati in lista, restituzione dello stipendio, ecc.. Questo potrebbe spingere qualcuno ad adottare regole virtuose come le nostre. In fondo, come primo partito, possiamo esercitare un’influenza non trascurabile sulle altre formazioni e lanciare la moda della “politica pulita”.
  • Per aiutare gli attivisti a livello locale occorre potenziare la formazione ed il supporto legale. I coordinamenti provinciali, regionali e nazionali non sono un’eresia, l’importante è che le cariche vengano nominate con criteri democratici e trasparenti.
  • L’informazione. Deve essere libera, ed oggi non lo è. I cittadini hanno il diritto di sapere cosa succede davvero, senza che lo stesso servizio pubblico continui ancora oggi a denigrare il nostro lavoro. Quando un lettore apre un giornale, ascolta una radio o legge un sito di informazioni privato deve sapere chi dice cosa. Il nome degli editori deve sempre essere visibile vicino alla testata. “Su questo giornale scrivono ottimi professionisti ed è opportuno sapere che percepiscono lo stipendio da…”. Basta con gli organi di partito travestiti da giornali indipendenti, chi entra nell’arena politica deve firmarsi con nome e cognome. Dopodichè può dire ciò che vuole, ovviamente nei limiti del codice penale.

Gli obiettivi che ci poniamo non sono affatto semplici, ma possiamo contare sull’energia di milioni di persone che vogliono un modo diverso di gestire la cosa pubblica. Ci vuole ben altro per fermarci.

A Castenaso intanto aspettiamo con fiducia il voto di maggio. Sappiamo che gli elettori apprezzeranno il fatto che il nostro simbolo abbia attraversato tutto il mandato con coerenza e senza reinventarsi in liste civiche dell’ultimo minuto, annunciando invece la candidatura con largo anticipo. Lo consideriamo una garanzia: la nostra linea politica resterà la stessa anche il giorno successivo alle elezioni, e di questi tempi non è poco. Anzi, con quello che abbiamo dovuto vedere dalle nostre parti negli ultimi 5 anni, la coerenza è tutto.