Se la fusione non conviene, perchè dovremmo farla in fretta?

Il Consiglio comunale di Castenaso ha deciso di commissionare uno studio di fattibilità per valutare un’eventuale fusione con Granarolo dell’Emilia.
Secondo il Sindaco Sermenghi la fusione porterebbe una riduzione dei costi amministrativi: un solo Consiglio, un solo ufficio amministrativo dove prima ce n’erano due ed ecco ottenuto il risparmio. Facile, no?
No, la realtà è molto diversa. Castenaso ha più di 15.000 abitanti, è un Comune strutturato, con quattro frazioni ed una storia secolare, tanto che lo stesso Sermenghi nel 2010 chiese la concessione del titolo di “città”. E le statistiche indicano chiaramente che un Comune delle nostre dimensioni non ha convenienza a fondersi.
Uno studio realizzato nel 2010 dall’Università di Venezia ha messo a confronto i bilanci di 6.590 Comuni italiani (più dell’80% del totale) giungendo a conclusioni inequivocabili: “Guardando alla distribuzione del fabbisogno di spesa rispetto alla dimensione demografica dei comuni … si conferma il fatto che i comuni di medie dimensioni, quelli fra 10 e 20 mila abitanti, sono quelli che hanno il minore fabbisogno di spesa… All’opposto i comuni più piccoli e quelli più grandi presentano un fabbisogno superiore alla media”.
Analoghi dati vengono forniti dalla Regione e dall’Anci: un Comune di 27.000 abitanti è mediamente più costoso di uno di 15.000. Le nostre dimensioni sono già quelle ottimali, cambiando potremmo solo peggiorare.
Nel 2016 uno studio che interessava Castenaso, Granarolo e Budrio non ha fornito indicazioni convincenti. Forse non è un caso: è difficile spiegare perché quello che non è vantaggioso nel resto di Italia dovrebbe esserlo per noi…
Sembrava abbastanza per abbandonare l’idea, ma il Sindaco ci riprova; non solo, questa volta ci vengono imposti tempi brevissimi. Sei mesi! Il progetto verrà pubblicato a metà giugno e la cittadinanza avrà solo tre mesi di tempo, in pieno periodo estivo, per capire e valutare un argomento così complesso. Da ottobre 2017 potrebbe scattare l’iter che porta al referendum popolare. Perché tanta fretta? Abbiamo chiesto di prolungare al 2018 i tempi di approfondimento e confronto, ma il nostro emendamento è stato respinto.
Si ha l’impressione che la maggioranza, prescindendo dalla reale convenienza, voglia imporre un progetto da mandare avanti velocemente, entro fine mandato, prima che i cittadini si accorgano dell’errore che stanno facendo.
Ma la decisione non è affatto presa: valuteremo lo studio in commissione, lo confronteremo con i dati in nostro possesso, informeremo i cittadini. E gli elettori avranno modo di fare sentire la loro voce, se sarà necessario, in occasione del referendum. E la risposta potrebbe essere “no”, come già successo in numerosi Comuni emiliani.