Lo scempio del disboscamento nella valle dell’Idice

Vi ricordate il disboscamento sul fiume Idice iniziato quest’estate e ordinato dalla Regione Emilia Romagna? Ce n’eravamo occupati (in un articolo pubblicato nel 2012) ed ora ne torniamo a parlare pubblicando un comunicato stampa di Legambiente, che replica puntualmente alle parole dell’Assesore regionale all’ambiente Sabrina Freda.
Lo scempio nella valle dell’Idice, denunciato a fine luglio dal Comitato ISC, dal Comitato per l’alternativa al Passante Nord e Legambiente,  finito in Regione con l’interrogazione del Consigliere Bernardini, diventa un nuovo caso di cattiva gestione del territorio.
Gli Ambientalisti non ci stanno alla risposta dell’Assessore all’Ambiente che parla di maggiori tagli rispetto ai lavori autorizzati per il precario stato vegetativo delle piante e presentano le foto delle piante abbattute che confermano, senza ombra di dubbio, l’ingiustificabile abuso e la avvenuta distruzione del “Progetto parco fluviale” tra i comuni di San Lazzaro di Savena, Castenaso e Budrio.

L’area in oggetto, come dimostrano i dati archeologici, da più 2500 anni non è interessata da significative alluvioni fluviali,  non presenta le caratteristiche di problemi di sicurezza incombenti, non  risulta sotto tutela della protezione civile, e pertanto, a nostro avviso è soggetta a quanto disposto dalla legge Regionale 3/2010 a proposito della partecipazione delle collettività e dei cittadini ai processi decisionali mediante un confronto preventivo alla costruzione delle scelte pubbliche, oltre naturalmente agli Amministratori dei territori, a loro volta non informati di questa attività!
In sfregio a tutto ciò, si fa riferimento ad un non ben definito progetto idraulico, ancora in elaborazione, che prevede la creazione di svasi con estrazione di materiale e sabbia pregiata; attività non discussa nè portata a conoscenza delle comunità prima dell’intervento.

Altri due sono gli aspetti poco comprensibili:

  1. Mentre sull’alveo dell’Idice, il servizio Bacino del Reno fa procedere ad asportazione di alberi di grosso taglio, quindi remunerativi, per un tratto del torrente Gaiana che corre all’altezza dell’abitato di Castel San Pietro, dove non ci sono alberi, ma sterpaglie, si chiede all’Amministrazione comunale ed ai frontisti di provvedere! Non sarebbe logico ed economicamente conveniente che gli appalti di gestione degli alvei fluviali prevedessero  innanzitutto una manutenzione costante del sottobosco e dei tronchi caduti, un controllo dell’erosione, una tutela del corridoio ecologico ecc.,  e non disboscamenti selvaggi (altro che il 40%!) ogni 40 o 50 anni, mirati innanzitutto al prelievo degli alberi di alto fusto e di materiali di cava?
  2. Le ragioni per cui  i Sindaci di Castenaso, San Lazzaro e Budrio, non abbiano completato lo studio di fattibilità del cosiddetto “Parco Fluviale”per la valorizzazione dell’Idice e per la tutela del corridoio ecologico, unico nella sua biodiversità, e fruibile agilmente dagli abitati citati. In ogni caso l’eventuale “negligenza” dei Comuni non giustifica interventi di questa portata senza consultare e coinvolgere le comunità locali.

L’intera vicenda richiede a nostro avviso un approfondimento al livello più alto.
Chiediamo al presidente della Giunta Regionale di chiarire ai cittadini ed a noi tutti  gli ambiti e le competenze del servizio tecnico del Bacino del Reno e perché il progetto idraulico non sia stato completato preventivamente e presentato in tutte  le sue finalità complessive.
Ci teniamo a sottolineare  che il nostro interesse per il territorio non è rivolta contro qualcuno, ma in difesa di un bene non riproducibile, la terra, in aree come il quadrante nord di Bologna, oggetto da tempo di un’urbanizzazione esasperata e progetti infrastrutturali di dubbia e discutibile utilità pubblica come il Passante Nord ed il trasferimento del Bologna FC in area ad alta vocazione agricola.
Infine, vorremmo rammentare una volta per tutte che il territorio è un bene comune che appartiene anche ai cittadini e non solo ai loro rappresentanti; perciò, quando si prevedono interventi radicali ed importanti, anche se a salvaguardia della sicurezza, e non è questo il caso, è opportuno e doveroso coinvolgere i cittadini interessati, spiegandone preventivamente le reali motivazioni: la mano dell’uomo ha già devastato tanto e il poco rimasto va tutelato fino all’ultimo.