Il presente ed il futuro del M5S

Sala gremitissima ieri sera a Bologna per l’incontro fra centinaia di attivisti, consiglieri e parlamentari ed il nostro capo politico Luigi Di Maio. Le divergenze delle ultime settimane sull’opportunità di presentarci o meno alle elezioni regionali sono state risolte e l’entusiasmo in sala ha dimostrato che siamo un gruppo.

Di Maio ha ribadito che il nostro statuto non consente il sostegno ad altri partiti, quindi sembra esclusa la coalizione elettorale col PD, ipotesi del resto respinta dalla maggior parte dei presenti. E’ stata annunciata la riorganizzazione che verrà nei prossimi mesi: 20 facilitatori nazionali affiancheranno il capo politico da dicembre, mentre nel 2020 verranno eletti facilitatori regionali che miglioreranno la comunicazione interna ed esterna del movimento. La parola “organizzazione” non è più un tabù, starà a noi saperla gestire in modo da non perdere per strada i nostri valori. Verrà finalmente preparato un database con le competenze professionali degli iscritti, cosa che il gruppo di Castenaso chiede dal 2016.

Ora è giusto riflettere sul complesso momento di transizione che il nostro movimento sta attraversando.

Abbiamo lasciato il ruolo di opposizione per assumere importanti responsabilità di governo, in collaborazione con partiti dalla storia e dagli obiettivi molto diversi dai nostri, la Lega ed il PD. Era prevedibile che questo avrebbe causato crisi di identità.

Ma a chi ci dà per finiti si può rispondere con la famosa battuta di Mark Twain: “Spiacente di deludervi, la notizia della mia morte è fortemente esagerata”.

Occorre ricordare che il nostro è un esperimento politico unico nel suo genere.

Le trasformazioni economiche e sociali che stanno interessando il nostro pianeta, la cosiddetta “globalizzazione”, hanno determinato una perdita di rappresentatività dei partiti e dei sindacati, lasciando larghe fasce di popolazione prive di un punto di riferimento, di uno strumento efficace per esercitare i propri diritti. Per reazione sono nati movimenti di protesta più o meno spontanei, dai “girotondi” fino alle “sardine” di questi giorni, che si limitano a manifestare il proprio malcontento senza tentare di formulare una proposta politica positiva e strutturata.

Noi invece ci siamo posti l’obiettivo di portare nelle istituzioni cittadini in grado di incidere concretamente sulle scelte di governo nazionale e locale, ponendo una serie di vincoli finalizzati a limitare la loro carriera politica (doppio mandato, rimborso parziale dello stipendio, incandidabilità per gli indagati e per gli ex concorrenti politici, ecc.): un lavoro sulla natura stessa degli uomini e delle donne che ci governano, per far sì che non vadano a far parte della “casta”.

E’ innegabile, molti errori sono stati commessi, dalle troppo facili promesse di bloccare TAP e TAV fino ai proclami di abolizione della povertà. Ora stiamo affrontando un difficile compito: mantenere la nostra natura di movimento alternativo alle clientele partitiche, stando però all’interno delle istituzioni.

I due governi Conte hanno dato un primo assaggio di ciò che è possibile fare con la nostra partecipazione: dal reddito di cittadinanza ai decreti stabilità e spazzacorrotti fino ad un atteggiamento finalmente severo nei confronti dell’ex Ilva e dei concessionari di Autostrade.

Stiamo lavorando ad un cambiamento che possiamo definire storico, chiediamo a tutti di darci fiducia.